Abbiamo provato Vive il visore per la realtà virtuale di HTC

 

HTC ci ha invitato a sperimentare la realtà virtuale creata da Vive, il visore realizzato in collaborazione con Valve, software house nota agli appassionati di videogiochi per la piattaforma Steam e lo sparatutto in prima persona Half Life. E noi abbiamo colto al volo la proposta.

Prima qualche caratteristica hardware: Vive è un visore che sfrutta due lenti da 1.200×1.080 pixel ciascuna che esauriscono l’intero campo visivo dell’utente; integra inoltre un sesore giroscopico, un accelerometro e un sensore di posizione al laser che lavora in abbinamento con due sensori installati nella stanza. Questa soluzione consente al sistema, spiega Htc, di tracciare con una precisione di un decimo di grado i movimenti della testa di chi indossa Vive. E gli permette anche di rilevare i movimenti dell’utente che potrà così muoversi e camminare all’interno dello scenario virtuale generato.
L’utente avrà poi la possibilità di sfruttare due controller (in stile Nintendo Wii, al momento non definitivi) per interagire con gli oggetti virtuali.

Veniamo ora alla prova vera e propria che è durata circa 15 minuti. HTC Vive è comodo da indossare e risulta più leggero di quanto ci si possa aspettare. Può essere indossato anche con gli occhiali, sebbene disponga di un sistema di accomodamento delle lenti che li rende superflui. Per la prova, i tecnici ci fanno indossare anche una cuffia audio sovraurale che ci isola dai suoni dell’esterno. Il risultato è una totale immersione anche dal punto di vista acustico.

Ok, si parte. Il primo scenario in cui veniamo catapultati è un mondo sommerso. Siamo in fondo al mare, in prua a un galeone affondato. Intorno a noi abbiamo pescolini che nuotano curiosi e che possiamo disturbare con i controller. Vediamo lo scenario, disegnato in stile videogioco, ma non il nostro corpo. Per poterlo visualizzare avremmo bisogno, ci verrà poi spiegato, di una tuta dotata di sensori che digitalizzi la nostra figura e la trasponga nella realtà virtuale. Poco male, perché tutto il resto è ben più che sufficiente a catturare la nostra attenzione. L’arrivo di una balena lunga almeno venti metri è emozionante. Il bello della realtà virtuale è proprio qui: non si ha la sensazione di avere un monitor davanti agli occhi ma di essere totalmente immersi nello scenario. Tutto ciò che lo compone ci appare nella dimensioni pensate dagli sviluppatori: la balena davanti a noi “è” davvero enorme. Così come quando ci sporgiamo dalla nave e, sotto di noi, un abisso ci trasmette il vivo senso di vertigine.

La seconda realtà virtuale in cui veniamo catapultati è quella di una fiaba. Siamo nella casa di uno strano ma simpatico essere (in stile Shreck) che ci invita a visitarla. La stanza in cui siamo è zeppa di strani e magici oggetti ma anche di piccoli mostriciattoli che stuzzichiamo con i nostri controller. Anche in questo caso possiamo camminare e guardare ovunque. Ci muoviamo, e questo è molto importante, senza provare alcun senso di nausea: la realtà generata è, per così dire, stabile, vera (seppure in stile videogioco). Gli oggetti non restituiscono tuttavia un feedback tattile: avremmo bisogno di guanti di qualche tipo per questo.

Terzo scenario, probabilmente il meno coinvolgente a livello emotivo dei quattro, è quello che ci vede cuochi alle prese con una ricetta da preparare. Dobbiamo prendere gli ingredienti e metterli in pentola, salando e pepando la pietanza. Nulla in confronto al gran finale: la fabbrica dei robot.

Ci troviamo in un laboratorio meccanico del futuro dove ci sono strumenti elettronici di difficile interpretazione. A un certo punto si apre una porta metallica e ci troviamo davanti a un robot da aggiustare: dobbiamo calibrare non so quali componenti. Il nostro goffo tentativo fallisce e il robot cade in mille pezzi sul pavimento. Quest’ultimo si apre per lasciare cadere quanto resta dell’automa. Quindi le pareti della stanza intorno a noi si abbassano per mostrare l’interno della fabbrica dove enormi (davvero enormi) macchinari intorno a noi lavorano alla produzione.

La realtà che HTC Vive è in grado di generare in chi lo indossa è coinvolgente. La prima parola che ci viene in mente – chi scrive non aveva mai provato un visore per la realtà virtuale – è “meraviglioso“. Il mondo riprodotto dal visore e disegnato dal computer cui questo è collegato – parliamo di un computer di fascia alta con Cpu i7, 16 GB di Ram e scheda grafica di alto livello: un top di gamma ma comunque sempre una macchina consumer, come quella che di cui potrebbe disporre un gamer esigente – desta meraviglia ed emozione. Non potendo fare paragoni con altri sensori, ci è difficile esprimere considerazioni di tipo comparativo rispetto alle soluzioni concorrenti. Tuttavia la possibilità di muoversi nello scenario rappresenta un plus di peso a favore della soluzione di HTC e Valve. Quando l’utente raggiunge il perimetro di movimento impostato appare una griglia di avvertimento: nessun pericolo di urtare oggetti reali, dunque.

Al momento non sappiamo quando HTC Vive sarà commercializzato, né tantomeno il prezzo. Di sicuro, una volta provate le sue potenzialità (non solo in ambito ludico: le sue applicazioni sono senz’altro molteplici), nasce la voglia di riprovare l’esperienza. Seguiremo con interesse lo sviluppo di questo progetto.

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Giovane Siciliano di 36 anni appassionato di tecnologia in genere. Nutre una vera e propria passione per lo spazio ed anche per gli smartphone. Grazie a questo nuovo progetto vuole riuscire a portare l’informazione tecnologia ad un nuovo livello. Ora anche gli utenti meno capaci potranno trovare uno spazio in cui gli sarà facile masticare tecnologia.