Fusione 3 Italia – Wind:ecco cosa può succedere adesso

È di ieri la notizia dell’ufficialità della fusione fra 3 Italia e Wind. L’accordo, che con tutta probabilità comincerà a mostrare i primi frutti e ad apportare i primi cambiamenti non prima di 12 mesi, offre fin d’ora un interessante spunto di riflessione.

Come cambierà, dopo questo evento, il mercato delle Tlc in Italia? Quali saranno le conseguenze più visibili?

A rispondere a queste domande ha provato Paolo Iacopino, direttore per l’Europa dell’Istituto di analisi e ricerche Pyramid Research. Innanzitutto, la nuova società si presenta con un biglietto da visita importante:

– secondo operatore italiano per ricavi con 6,4 miliardi di fatturato combinato nel 2014, contro i 5,8 di Vodafone e i 15,3 miliardi di Telecom Italia (20% di market share).

– operatore mobile con il maggior numero di clienti (31 milioni, con il 34% di market share).

– secondo operatore fisso, con 2,8 milioni di clienti con linea fissa.

Tutto ciò rappresenta un quadro perfetto per sfruttare la convergenza fra fisso e mobile. Questo segmento nel nostro Paese si è mosso fino a questo momento in modo molto lento, soprattutto a causa delle normative restrittive, per l’assenza di “cable operators” e per la mancanza di integrazione fra Tlc e servizi media (il satellite e il digitale terrestre dominano ancora il mercato della pay-tv in Italia). In quest’ultimo settore le cose hanno iniziato a cambiare da poco, grazie ad attori come Sky, Mediaset e, di recente, Netflix.

Tuttavia, il “quadruple play” (Internet a banda larga, Tv, telefonia e servizi wireless) non rappresenta l’unica ricetta di successo. Offerte di bundle fisso-mobile anche privo di contenuti di pay-tv hanno avuto successo in molte parti d’Europa occidentale (come in Spagna e Belgio) e potrebbero essere replicate anche in Italia.


La proposizione commerciale domestico-centrica di 3 e Wind potrebbe ravvivare la domanda di offerta convergente fisso-mobile e aprire nuove aree di mercato anche ad altri player.

Inoltre, è prevedibile un’intensificazione nella battaglia dei prezzi poiché Wind-3 potrebbero far partecipi i propri utenti di parte dei risultati provenienti dalle loro sinergie riguardanti le spese operative (Opex) e le spese di capitale (Capex). La nuova società, infatti, stima di realizzare circa 700 milioni di euro di sinergie (il 90% di questa cifra a partire dal terzo anno di operatività) che potrebbero facilmente tradursi in risparmio per gli utenti, grazie a prezzi e promozioni più aggressivi.

Se la nuova entità giuridica decidesse di mettere in gioco per i propri consumatori anche solo 200 dei 700 milioni di euro risparmiati in sinergie, agli utenti potrebbe derivare un risparmio nella spesa mobile di circa il 5%. E ciò potrebbe essere strategico per stimolare sia i servizi convergenti sia quelli portati dall’LTE.

Wind e 3 mirano ad accelerare l’espansione della copertura 4G, con l’obiettivo del 90% della popolazione entro il 2017, in linea con quanto dichiarato da Tim e Vodafone. Tuttavia, un’ulteriore flessibilità potrebbe derivare da un possibile obbligo di vendere parte dello spettro di frequenze dei 2,6 GHz, che con l’unione delle due entità rimarrebbe leggermente più alto di quello attualmente allocato ai concorrenti Telecom Italia e Vodafone.

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