Fusione tra Wind e 3, gli impatti sul mercato italiano: verso il 5G e la fibra nelle case

Un bilancio ragionato di vantaggi e incertezze della mega-operazione che genererà il primo operatore mobile italiano, con i commenti di tre esperti: Carnevale Maffè (Università Bocconi di Milano), Morandini (Ernst & Young), e Vatalaro (Università Tor Vergata di Roma). “Favorirà la corsa a qualità ed efficienza, e rilancerà il ruolo della rete fissa»

La joint venture paritetica tra Wind e H3G permetterà al mercato italiano di liberare energie finora inespresse: preparandolo alle sfide della prossima generazione di rete mobile, il 5G, e al boom dell’Internet of Things nelle “Smart City” e nelle “Smart Grid”, le reti elettriche intelligenti.

Ma è anche un’occasione preziosa per far maturare il nostro mercato di rete fissa, verso i traguardi della fibra ottica diffusa. È positivo, nel complesso, il giudizio che gli esperti danno all’accordo che i due operatori hanno ufficializzato ad agosto. L’aspetto più importante da evidenziare, però, non sono i vantaggi che arriveranno per entrambi. Più notevoli sono i benefici che a cascata investiranno tutto il sistema delle comunicazioni italiane. E poiché queste sono abilitatrici trasversali di sviluppo, possiamo dire che l’accordo è positivo e rilevante per tutto il sistema Paese.

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Il primo operatore italiano del mobile, ma con quale marchio?

Cominciamo col dire che questa fusione è di per sé un evento notevole per il nostro mercato. Se sommiamo i dati dei due operatori, ne deriva che la risultante sarebbe il quarto operatore europeo e il primo operatore italiano per numero di SIM –oltre 31 milioni di clienti – e per ricavi 2014 (6,4 miliardi di euro).

Maximo Ibarra, CEO di Wind, guiderà la nuova joint venture con 3 Italia

Maximo Ibarra, CEO di Wind, guiderà la nuova joint venture con 3 ItaliaLa futura società sarà guidata da Maximo Ibarra, attuale CEO di Wind, e la joint venture – come previsto – sarà paritetica (50/50). 3 Italia porta in dote da parte della casa madre Hutchison 200 milioni di euro, mentre Vimpelcom apporta Wind con il suo debito attuale (10,1 miliardi nel secondo trimestre 2015). Secondo Vimpelcom, dalla fusione, a pieno regime sono attese sinergie per 700 milioni annuali sui costi, il 90% atteso dal terzo anno post-chiusura dell’esercizio.

Numerose ancora le incognite di fondo. Sui tempi, per prima cosa: gli esperti ritengono che ci vorranno circa dodici mesi perché Wind-H3G sia realtà. Né si sa ancora con quale marchio l’azienda si presenterà sul mercato. O quali marchi: è possibile che conservi entrambi. Incerta anche la sorte di Infostrada, ossia della componente fissa – dato che la fusione sembra soprattutto mirata al mobile.

Una prima risposta ufficiale a queste domande è arrivata da Ibarra, al Meeting di Rimini: «L’operazione è nella fase di richiesta di autorizzazione alle Autorità europee e nazionali, e ci aspettiamo che una autorizzazione possa arrivare nell’ambito dei prossimi dodici mesi», ha detto. «Nella misura in cui questo accadrà, è chiaro che il risultato sarà l’operatore più grande in Italia nella telefonia mobile, che potrà godere anche del supporto del marchio Infostrada, e quindi della forza della clientela fissa, e siccome il mercato ormai sta andando sempre più nella direzione di una integrazione tra mobile e fisso non potrà che trarre giovamento da questa fusione». Se ne può evincere quindi che Infostrada sopravviverà alla fusione.

«È presto per parlare del nome del marchio commerciale – ha aggiunto Ibarra, che ha parlato anche delle conseguenze dell’accordo -. Saremo più competitivi perché saremo più forti. Avremo una rete più grande, migliori sistemi di information technology, una rete distributiva più capillare».

La fine della guerra sui prezzi rilancerà gli investimenti 4G?

Ci sarà una corsa al rialzo della qualità, dell’efficienza: condividono questa previsione tre esperti che abbiamo interpellato,Carlo Alberto Carnevale Maffè (docente dell’università Bocconi di Milano), Cristoforo Morandini (partner EY – Ernst & Young), e Francesco Vatalaro (università Tor Vergata di Roma).

Si tratta però di uno scenario complesso, che va analizzato più da vicino. Intanto, val la pena ricordare che «il processo di fusioni e acquisizioni nelle telecomunicazioni è un fenomeno europeo, ormai necessario per la sostenibilità del mercato», dice Maffè. «Adesso anche il contesto istituzionale vi è favorevole. In passato la DG (Direzione Generale) Competition della Commissione europea ha sempre fatto resistenza; ma nell’ultimo periodo è cresciuto il peso specifico della DG Digital, che invece spinge per le fusioni come strumento per aumentare il ruolo politico-economico delle telco europee nel panorama internazionale».

Questo è vero in particolare in Italia, «dove il mercato non poteva affatto reggere la presenza di ben quattro operatori – continua Carnevale Maffè -. Gli investimenti in 4G ora e, in futuro, nel 5G non sono giustificabili con gli attuali tassi di crescita. Al momento aumentano solo i ricavi dei dati in mobilità, che sono a basso margine». Secondo Maffè, l’acquisizione serve a «razionalizzare soprattutto i costi di distribuzione (negozi) e supporto ai clienti dei due operatori. Costi non facilmente comprimibili, a differenza di quelli tecnologici, che sono già abbastanza ottimizzati». Tra le conseguenze, quindi, una di effetto immediato sarà «la diminuzione dei negozi dei due operatori».

Nel medio periodo, «la scomparsa di un concorrente permetterà di ridurre la pressione sui prezzi; migliorerà quindi i conti degli operatori, dando loro più agio negli investimenti», dice Vatalaro. Già adesso la guerra dei prezzi si può dire finita; ma la scomparsa di un concorrente potrebbe persino portare una (piccola) inversione di tendenza. Morandini e Maffè concordano, in sostanza, con la previsione di Vatalaro. «3 Italia e Wind finora hanno spinto meno di Tim e Vodafone sul 4G. 3 sconta margini operativi ridotti (date la base cliente ridotta); Wind difetta nella leva finanziaria (per via dell’alto debito)», dice Maffè. «Con la fusione, gli investimenti sul 4G saranno più giustificati e potrebbero quindi accelerare, recuperando il ritardo su quelli di Tim e Vodafone», continua.

«Attenzione però, l’accelerazione non è scontata: gli operatori potrebbero infatti decidere di mantenere il tasso attuale di crescita, con il solo beneficio di un ritorno più sicuro (mentre adesso non lo è affatto)». Maffè però crede che almeno nel medio-lungo periodo ne verrà un sostegno all’innovazione del wireless, in Italia. «La presenza di tre soli operatori, invece di quattro, sarà congeniale allo sviluppo delle reti 5G. Ma anche al fenomeno dell’Internet of things nelle smart city e nelle utility, che richiede player grandi e globali», aggiunge Maffè.

«Ci saranno le condizioni per correre sul 4G e recuperare i ritardi», dice Morandini, che di contro non prevede possano emergere problemi particolari da questo accordo, in generale positivo. «Si tratta del resto di un matrimonio annunciato, quindi le parti hanno avuto tutto il tempo per prendersi le misure e preparare la fusione. Resta da capire dove faranno le sinergie: probabilmente sulle operations e nel commerciale ma anche con lo sguardo rivolto agli sviluppo legati alla diffusione dell’Internet of Things e ai tanti ambiti applicativi che faranno la differenza in termini di sviluppo del mercato. L’altra incognita è il destino del fisso, che solo Wind giudica sinergico; 3 Italia invece non l’ha mai ritenuto fondamentale».

Una “nuova primavera” per il fisso

Le parole di Ibarra e il semplice fatto che a capo della joint venture sarà l’amministratore delegato di Wind lasciano pensare però che il fisso avrà un ruolo importante nella fusione. Ne è convinto Maffè: «Una conseguenza collaterale e poco esplorata della fusione sarà il rilancio del fisso, con migliori sinergie e offerte congiunte fisso-mobile. Anche i nuovi investimenti di Vodafone nel fisso preludono a una nuova primavera per questo comparto, in particolare in ottica di banda ultra larga in fibra».

È uno dei punti dove si potranno apprezzare di più i benefici della fusione per il sistema Paese. «Il mobile ha stravinto sul fisso in termini di branding e comunicazione. Sono servizi che abbiamo sempre con noi e dove il rapporto con gli operatori è costante e spesso rinnovato, per esempio quando cambiamo cellulare. Il fisso però permette di completare l’offerta e dà più stabilità ai ricavi, avendo un turn over ridotto».

Insomma, conclude Maffè, con le nuove reti e dopo la fusione, il ruolo del fisso tornerà alla grande in primo piano. «Mi aspetto che gli operatori sfrutteranno i punti di contatto che il cliente ha con le reti mobili per incentivare la domanda di banda ultra larga. Che rischia di restare un grosso punto debole del nostro mercato. Anche per questo scopo, la fusione Wind-H3G sarà funzionale, accelerando le sinergie fisso-mobile».

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