Internet a 1 Gbps senza fibra e su hotspot: si può fare

Con l’evolversi dei servizi online la connessione ad alta velocità è una necessità sempre più impellente, tanto a casa quanto in mobilità. Due diverse iniziative, negli Stati Uniti, indicano possibili soluzioni per rispondere a questo bisogno. Iniziative commerciali ma con costi ridotti o nulli per gli utenti.

Quando si parla di connessione a Internet è opinione comune che la migliore scelta possibile sia la fibra ottica, necessaria per ottenere un collegamento ad alta velocità. E con quest’ultima definizione si intendono velocità di connessione da 50 Mbps o superiori, necessarie se si vogliono usare servizi di streaming video, scaricare dati velocemente o usare altre funzioni avanzate. Tuttavia la fibra ottica potrebbe non essere l’unica strada possibile.

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L’operatore statunitense Comcast ha infatti annunciato che con il nuovo modem DOCSIS 3.1 è possibile arrivare a velocità di download di un gigabit (1.000 Mbps) tramite i cavi coassiali usati per la TV via cavo. La società ha effettuato i primi test a Philadelphia ed espanderà la sperimentazione nel corso del 2016, ma non ha fornito dati sull’effettiva commercializzazione. Una novità che si accoda agli esperimenti di Bell Labs, che nel 2014 dimostrarono la possibilità di ottenere 10 gigabit su rame; la proposta di Comcast tuttavia è più concreta, e potrebbe arrivare sul mercato in tempi relativamente brevi.

La nuova tecnologia di Comcast infatti promette una velocità altissima, ai livelli delle migliori connessioni in fibra ottica, senza necessità di fare scavi in strada per posare la fibra – almeno in quelle aree dove il cavo per la televisione è già presente.

Ciò che risulta più interessante, tuttavia, è che la stessa tecnologia si potrebbe impiegare ovunque nel mondo, e contribuire quindi a una maggiore diffusione delle connessioni veloci – un elemento determinante per l’evoluzione tecnologica delle nostre società. La tecnologia DOCSIS 3.1, inoltre, ha una velocità massima teorica ancora più alta: fino a 10 Gbps in download e 1 Gbps in upload.

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La necessità di connessioni veloci, però, ormai non è più solo una questione domestica. A dimostrarlo basti il successo degli abbonamenti 3G e 4G: in tutto il mondo gli operatori telefonici offrono varianti per tutti i gusti e tutte le tasche, ma in generale ci sono molti limiti e i costi sono piuttosto alti. E così ci troviamo spesso alla ricerca di una rete Wi-Fi per risparmiare dati – per non parlare dei costi di roaming quando si è fuori dal proprio paese.

E alcuni amministratori locali “illuminati” hanno compreso quanto questo bisogno sia importante, e come possa avere un impatto diretto sull’economia locale. In molti luoghi infatti sono stati realizzati hotspot Wi-Fi pubblici, e una delle soluzioni è stata recuperare le vecchie cabine telefoniche. Possiamo vederle a Londra, dove la soluzione è attiva da qualche anno.

A New York hanno seguito la stessa strada, e ora stanno aggiornando le cabine telefoniche: presto la rete Wi-Fi pubblica offrirà gratuitamente velocità di collegamento fino a 1 Gbps. In effetti le vecchie cabine saranno sostituite da piccole stazioni tecnologiche, che oltre alle antenne Wi-Fi includeranno porte USB per la ricarica dei dispositivi, schermi tattili per la navigazione in situ, e monitor da 55 pollici per gli annunci pubblicitari. Ne saranno installati 7.500 in tutta la città, e si prevede che i profitti pubblicitari dovrebbero raggiungere i 500 milioni di dollari nell’arco di 12 anni – sufficienti per ripagare i costi e generare un utile.

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In Italia, come sappiamo, le cabine telefoniche sono state quasi tutte smantellate. Però il collegamento in rame dovrebbe esistere ancora, nella maggior parte dei casi. E non dovrebbe essere troppo difficile portare in questi punti connessioni almeno decenti, diciamo da 10 Mbps in su.

Ci servirebbe solo, nelle nostre città, un’amministrazione altrettanto intraprendente e lungimirante, e almeno una società privata disposta a mettersi in gioco – investendo nel progetto per poi rientrare con il mercato pubblicitario. Se si vede il bicchiere mezzo vuoto, allora sono richieste utopiche, un’assurdità destinata a infrangersi su una scogliera di clientelismo, incompetenza e corruzione. Ma si può anche vedere il bicchiere mezzo pieno; voi cosa scegliete?

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Giovane Siciliano di 36 anni appassionato di tecnologia in genere. Nutre una vera e propria passione per lo spazio ed anche per gli smartphone. Grazie a questo nuovo progetto vuole riuscire a portare l’informazione tecnologia ad un nuovo livello. Ora anche gli utenti meno capaci potranno trovare uno spazio in cui gli sarà facile masticare tecnologia.