Internet: per tanti italiani è servizio essenziale come acqua, elettricità e gas

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Internet Flickr (CC BY-SA 2.0)/Groman123

Per molti italiani internet è un diritto fondamentale, equivalente all’accesso all’acqua, al gas ed alla corrente elettrica. Si tratta di uno dei risultati più interessanti emersi da una ricerca realizzata da Swg su accesso a internet, competenze digitali e servizi online della Pubblica amministrazione.

Nello specifico, il 44% dei partecipanti considera l’accesso alla rete un servizio essenziale, mentre il 51% lo reputa un fattore determinante per lo sviluppo economico, culturale e sociale delle persone. Si tratta di dati indubbiamente interessanti, ma che stridono col fatto che, all’opposto, il 40% non ha usato internet negli ultimi tre mesi e solo il 41% ritiene di avere le competenze sufficienti per ottenerne il meglio. Il 35% pensa di aver bisogno di una maggiore conoscenza, con un 14% di rispondenti che ritiene carente la propria competenza.

Questa tendenza sembra confermata anche dal fatto che il nostro paese è primo in Europa per numero di servizi della Pubblica Amministrazione disponibili online, ma ultima per utilizzo. Il 39% dei rispondenti al sondaggio (condotto fra il 9 e l’11 novembre su un campione di 2.000 persone) ritiene che questo sia da attribuire ad una scarsa propensione degli italiani a sfruttare i servizi online. In parte questo potrebbe essere dovuto al fatto che i servizi sono organizzati secondo una logica burocratica e faticosi da utilizzare: si tratta del parere del 29% dei partecipanti.

Ad ogni modo, quasi la metà degli intervistati (per la precisione il 49%) ritiene che la digitalizzazione della PA sia utile per renderla più trasparente. Per quanto riguarda l’equipaggiare le nostre scuole con lavagne digitali e tablet, il 30% lo ritiene molto utile, il 35% “abbastanza” e il 22% “poco”.

Curioso il risultato ottenuto alla domanda agli effetti di Internet e della digitalizzazione sull’occupazione, ossia se i posti guadagnati grazie alla rete siano più o meno di quelli persi. Il 29% ritiene che il saldo sia positivo, ma esattamente la stessa percentuale pensa che il saldo sia negativo.

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